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Riccardo
16 giorni fa · Allenamento & Prestazione
tre mesi di sveglie alle 6, ecco com'è andata
A settembre ho deciso di spostare tutti gli allenamenti alla mattina. Motivazione ufficiale: ottimizzare la giornata, arrivare in ufficio già con la testa sgombra, bla bla. Motivazione vera: la sera ero sempre troppo stanco per uscire e alla fine saltavo tutto.
I primi due-tre giorni sembrava facile. Poi è arrivata la terza settimana e lì ho capito cosa significa davvero alzarsi alle 6 per andare a correre. Non è la sveglia il problema, cioè, quello ci si abitua. Il problema è che il corpo alle 6.15 non è ancora convinto di voler fare i 400 metri in vasca. Le prime bracciate sono sempre una roba allucinante, tipo muovi braccia e gambe ma la mente è ancora sul cuscino.
Cosa ho imparato dopo tre mesi:
- dormire almeno 7 ore è non negoziabile. Se la sera mi fermo dopo mezzanotte l'allenamento del giorno dopo è spazzatura, inutile farsi del male
- ho smesso di fare colazione prima. Almeno per le sessioni sotto un'ora vado a digiuno, per me funziona meglio così — meno problemi gastrointestinali in acqua
- il riscaldamento va fatto per davvero, non saltato. Me ne sono accorta la volta che ho tirato subito e mi sono ritrovata con un crampo al polpaccio dopo 10 minuti
- la doccia fredda dopo non è tortura, anzi adesso quasi la aspetto
I dati sul Garmin nei primi 6 allenamenti mattutini erano tutti peggiori di quelli serali. FC più alta a parità di sforzo, ritmi più lenti. Poi pian piano si è allineato tutto. Adesso non c'è praticamente differenza.
La cosa che non mi aspettavo: quanto è silenziosa Bologna alle 6.30. La piscina è semivuota, fuori c'è ancora buio d'inverno, e c'è questo silenzio strano che di sera non trovi mai. Quello mi ha convinta più di qualsiasi dato.

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